Su iniziativa del senatore Giulio Terzi, presidente della Commissione Politiche dell’Unione Europea del Senato italiano, si è tenuta una conferenza stampa presso il Senato della Repubblica. Alla conferenza, intitolata “Sostegno alle forze democratiche in Iran”, hanno partecipato e sono intervenuti, oltre al senatore Terzi:
il senatore Marco Scurria, segretario della Commissione Politiche UE del Senato;
la senatrice Cinzia Pellegrino, membro della Commissione Diritti Umani del Senato;
Andrea Di Giuseppe, membro della Commissione Esteri della Camera dei Deputati;
Elisabetta Zamparutti, rappresentante dell’associazione per i diritti umani Nessuno tocchi Caino;
il professor Antonio Stango, presidente della Federazione Italiana per i Diritti Umani;
e Farzin Hashemi.
L’incontro, trasmesso in diretta da Radio Radicale, si è aperto con l’intervento del senatore Giulio Terzi, presidente della Commissione Politiche UE del Senato.
Nel suo discorso, il senatore Terzi ha affermato:
Da oltre dieci giorni il popolo iraniano è sceso in piazza in tutto il Paese per protestare e insorgere. La storia ci dirà se il momento della libertà per l’Iran sia finalmente arrivato. Senza dubbio la situazione è critica e la repressione del regime contro i manifestanti è estremamente violenta.
Tutto ciò riguarda la libertà e il rispetto dei diritti di ogni cittadino iraniano e apre prospettive reali e senza precedenti.
È fondamentale esprimere una solidarietà ferma con il popolo iraniano, così come è vitale una risposta decisa e unitaria da parte del mondo occidentale. Oggi gli iraniani lottano per i loro diritti, per la loro dignità e per la loro libertà.
Il senatore Marco Scurria, nel suo intervento, ha dichiarato:
In questi giorni assistiamo a una nuova intensificazione delle proteste in Iran. Se oggi siamo arrivati a questo punto è grazie al popolo coraggioso dell’Iran, che da anni combatte contro questo regime. Un altro elemento importante è rappresentato dalle azioni della comunità internazionale che, sebbene lente, hanno comunque avuto un impatto, come le sanzioni che hanno indebolito il regime.
Mi auguro che quest’anno possiamo assistere insieme alla vittoria del popolo iraniano e all’instaurazione della libertà e della democrazia in Iran.
La senatrice Cinzia Pellegrino, membro della Commissione Diritti Umani del Senato, ha affermato:
Non ci aspettavamo una situazione così critica in Iran; una situazione simile alle rivolte di inizio anno, che tutti speriamo possano portare a un esito positivo, un esito che deve essere la democrazia per il popolo iraniano.
Ha aggiunto:
Speriamo che tutto conduca alla libertà e, prima di tutto, al ripristino dei diritti umani. Ma ciò che accadrà non sarà frutto del caso o di interferenze esterne; sarà piuttosto il risultato di una reale volontà di ristabilire il principio della dignità e del rispetto dell’essere umano, oggi negato in questo Paese.
Andrea Di Giuseppe, membro della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, ringraziando il senatore Terzi per l’organizzazione della conferenza, ha dichiarato:
Questo è un regime tirannico che deve essere eliminato dalle sue fondamenta, un regime che da anni danneggia e uccide il proprio popolo.
Oggi ci troviamo in un momento storico, un momento in cui le condizioni stanno cambiando. Esiste una reale possibilità di festeggiare a Teheran nel 2026. Tuttavia, oggi non dobbiamo ridurre la pressione sul regime iraniano, ma al contrario intensificare senza alcuna concessione le pressioni economiche e politiche.
Nel suo intervento, Farzin Hashemi ha analizzato la rivolta nazionale del popolo iraniano, evidenziandone alcune caratteristiche fondamentali:
Le proteste iniziate il 28 dicembre nel Grande Bazar di Teheran si sono ormai estese a tutte le 31 province del Paese.
Il regime non ha soluzioni per nessuna delle crisi esistenti; pertanto, indipendentemente dal livello di repressione, le radici della crisi rimangono intatte e il regime non ha via d’uscita da questo stallo.
Un aspetto centrale della rivolta è che, nonostante una repressione brutale, le proteste non solo non si sono fermate, ma sono aumentate e la popolazione, in particolare i giovani, continua a resistere. Nelle città di Abdanan e Malekshahi, la popolazione, guidata dai combattenti per la libertà, ha preso il controllo della città per diverse ore.
Hashemi ha inoltre aggiunto:
Il regime cerca di deviare gli slogan popolari da “Morte al dittatore” verso slogan a favore di Reza Pahlavi, infiltrando i propri agenti tra la folla. L’obiettivo è creare divisioni e scoraggiare la partecipazione alle proteste. Tuttavia, il popolo iraniano ha ripetutamente respinto ogni forma di dittatura, sia quella monarchica sia quella teocratica.
L’esercito informatico dei Pasdaran e i residui della dittatura dello Scià all’estero hanno prodotto video falsi per far credere che le proteste mirino al ritorno della precedente dittatura. Ma questi tentativi sono falliti all’interno dell’Iran.
In conclusione, ha sottolineato che il popolo iraniano chiede un cambiamento di regime e l’instaurazione di una repubblica democratica.
Un altro relatore è stato Antonio Stango, presidente della Federazione Italiana per i Diritti Umani, che ha affermato:
Da oltre 46 anni il popolo iraniano non ha mai conosciuto libertà e democrazia: in pratica, un autocrate con la corona è stato sostituito da un autocrate con il turbante.
Sarebbe profondamente contraddittorio, dopo centinaia di migliaia di morti, centinaia di migliaia di arresti e torture, e due generazioni completamente private della libertà, tornare ancora una volta da un’autocrazia religiosa a un’autocrazia monarchica.
Ha aggiunto che quanto sta accadendo oggi in Iran rappresenta la continuazione delle proteste degli anni passati, ma con una forza maggiore e con il coinvolgimento di tutte le classi sociali. Secondo Stango, la situazione dimostra che alcune città sono di fatto sotto il controllo dei manifestanti, motivo per cui si è detto certo che il regime cadrà e che si potrà celebrare la libertà del popolo iraniano.
L’ultima relatrice della conferenza è stata Elisabetta Zamparutti, rappresentante dell’associazione Nessuno tocchi Caino. Concentrandosi sull’aumento delle esecuzioni in Iran, ha dichiarato:
L’esecuzione di 2.200 persone in un solo anno è il segno di una crisi profonda in cui versa il regime. Un regime che, anche nell’ultimo anno, ha indicato il massacro del 1988 come modello per reprimere il dissenso e la rabbia popolare.
Ha infine sottolineato che, secondo gli osservatori internazionali delle Nazioni Unite, il sistema giudiziario del regime iraniano responsabile di queste condanne a morte dovrebbe essere perseguito per crimini contro l’umanità.
Riferendosi alla rivolta nazionale in Iran, Zamparutti ha concluso che ci troviamo di fronte a un momento realmente decisivo per il Paese, un momento che deve essere compreso e coltivato guardando al futuro e sostenendo le molteplici forme della resistenza.