Massacro politico in Iran; 3.000 manifestanti uccisi e il rischio imminente di esecuzioni di massa

L’insurrezione nazionale del popolo iraniano, iniziata il 28 dicembre 2025, ha raggiunto un punto critico alla fine della sua seconda settimana in termini di intensità della repressione. Il regime della Repubblica Islamica ha avviato una nuova fase di confronto contro la volontà collettiva del popolo attraverso una combinazione di “terrorismo digitale” e “ordini espliciti di repressione”. Questo rapporto documenta come tali ordini abbiano portato a un massacro, a crimini sistematici contro l’umanità guidati dallo Stato, creando una catena di atrocità che si estende dalle strade al patibolo.


1. Mandati statali per il massacro di massa: prove dell’intento criminale nei crimini contro l’umanità

Documenti ufficiali e prove confermano un piano deliberato e una catena di comando diretta, dimostrando che il massacro e la repressione dei manifestanti non sono incidentali, ma costituiscono una politica statale definita ai massimi livelli di potere:

Decreto di Ali Khamenei (9 gennaio 2026): In un discorso ufficiale a Qom, ha definito i manifestanti “mercenari” ed “elementi dannosi”, dichiarando esplicitamente: «Non deve esserci alcuna ritirata di fronte ai vandali… le forze di sicurezza devono essere presenti sul campo con piena autorità».
Direttiva giudiziaria di Gholam-Hossein Mohseni-Ejei (9 gennaio 2026): Subito dopo il discorso della Guida Suprema, il capo della magistratura ha ordinato ai giudici: «Emettete sentenze deterrenti e le punizioni più severe con la massima determinazione, senza alcuna indulgenza legale».


2. Strangolamento di Internet: creazione di una “zona di uccisione”

Attraverso un blackout totale di Internet a livello internazionale, il regime iraniano è entrato nella fase operativa del massacro. Questo atto, ben oltre la censura, è un tentativo sistematico di accecare il mondo e eliminare i testimoni, consentendo alle forze repressive di agire senza documentazione né conseguenze legali. L’Iran viene così trasformato in una “zona di uccisione”.


3. Ordine di massacro in 195 città

Le prove raccolte da ospedali, cimiteri e fonti credibili in 195 città confermano un “massacro mirato e diffuso” che soddisfa i criteri legali del crimine di sterminio. Il numero delle vittime tra il 28 dicembre e l’11 gennaio ha superato i 3.000 morti, con concentrazioni elevate in diverse province.


4. Esecuzioni sommarie: dal massacro nelle strade alle celle

Il regime ha intensificato le esecuzioni con una media di una ogni 2,5 ore, utilizzandole come strumento di terrore collettivo. Queste includono:

  • Condanne a morte politiche con accuse costruite ad hoc
  • Uso della pena capitale contro donne attiviste
  • Processi sommari senza garanzie legali

Dal punto di vista giuridico, queste non sono procedure legali ma uccisioni extragiudiziali sistematiche.

Totale esecuzioni in 15 giorni: 143 prigionieri.


5. Sparizioni forzate e torture sistematiche

Oltre 3.000 persone sono state arrestate arbitrariamente in 195 città. Molti detenuti sono trasferiti in centri segreti e sottoposti a sparizione forzata e torture per ottenere confessioni. Tra loro vi sono anche minorenni, esposti a rischio imminente di esecuzione.


6. Condizioni carcerarie critiche

Le comunicazioni nelle carceri sono state completamente interrotte, creando condizioni di isolamento totale. Questo facilita torture, esecuzioni segrete e impedisce qualsiasi difesa legale.


7. Azione internazionale urgente

Ciò che sta accadendo rappresenta un crimine sistematico contro l’umanità. La comunità internazionale deve agire immediatamente:

  • Riferimento urgente al Consiglio di Sicurezza ONU
  • Pressione per fermare le esecuzioni
  • Invio di missioni internazionali di indagine
  • Applicazione della giurisdizione universale
  • Ripristino dell’accesso a Internet

Il mondo si trova di fronte a un massacro su larga scala volto a distruggere un’intera generazione di manifestanti. Il silenzio equivale a complicità.

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